page loader

“Nuove sostanze psicotrope, come ti drogherai domani?" intervista con

    Danilo Lazzaro, classe 1973, nasce a Novi Ligure e si arruola giovanissimo nella Guardia Di Finanza, da oltre 22 anni è impegnato nel settore “stupefacenti e criminalità organizzata” ed ha avuto il privilegio di prestare servizio presso alcuni dei più prestigiosi reparti operativi delle Fiamme Gialle.Laureato in Sc

October 10, 2016
| | |
150 Likes
| Shares:
Image Carousel

 

 

Danilo Lazzaro, classe 1973, nasce a Novi Ligure e si arruola giovanissimo nella Guardia Di Finanza, da oltre 22 anni è impegnato nel settore “stupefacenti e criminalità organizzata” ed ha avuto il privilegio di prestare servizio presso alcuni dei più prestigiosi reparti operativi delle Fiamme Gialle.
Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ha conseguito il master di 1^ livello in sicurezza & intelligence, nel tempo libero si dedica alla sue grandi passioni, la pittura e la motocicletta.
Il suo libro “NSP - nuove sostanze psicotrope, come ti drogherai domani?” è l’oggetto della nostra intervista con l’autore.

Cosa sono le nuove sostanze psicotrope e perché ha deciso di scrivere questo libro?

Le NSP (Nuove sostanze psicotrope) sono stupefacenti di origine sintetica realizzati con l’intento di imitare gli effetti delle droghe naturali tradizionali, progettate “a tavolino” da ingegneri farmaceutici - capaci di spingere al massimo il potenziale di ogni molecola addizionata - sono in grado di generare dipendenze farmaceutiche atipiche e dalla difficile normalizzazione.

L’esponenziale diffusione è legata a fattori oggettivi, fra tutti: libera vendita, irrisori costi di produzione e forte appeal generazionale. Nella maggior parte dei casi vengono commercializzate “on-line” in maniera equivoca (come integratori vegetali, profumatori per ambiente, sali da bagno, incensi ed addirittura fertilizzanti) e si presentano in forma cristallina, liquida ovvero erbacea, apparentemente naturale, erroneamente ritenuta meno dannosa.

Non vi saranno certamente sfuggite, qualche riga sopra, le parole LIBERA VENDITA e molti di voi si staranno chiederanno “…è possibile acquistare droga sintetica, in rete, senza finire in manette?”. In realtà queste “designer drugs” nascono e sopravvivono in un limbo legislativo, in attesa di essere scoperte e “normate” dalla Giurisprudenza e dal diritto internazionale.

Mi spiego meglio, come accennato le NPS sono molecole chimiche “nuove”, sconosciute e pertanto perfettamente legali fino a quando non vengono “censite” (normalmente dopo segnalazioni da parte di Forze di Polizia, medici o tossicologi) ed inserite nella tabella delle sostanze stupefacenti (…e solo da quel momento vietate) poste sotto il controllo del Ministero della Salute e collegate al sistema sanzionatorio per gli usi illeciti.

Per rendere l’idea delle dimensioni di questo “nascondino” i dati ufficiali forniti dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze sono già in grado di fornire risposte “pesanti”: 560 NSP monitorate, 280 nuove molecole scoperte tra il 2009 ed il 2012, 81 solo nel 2013. Solo in Italia, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce per le droghe ne registra più di 350.

Tornando al libro non si tratta di un romanzo o di un “manuale per addetti ai lavori” ma di una ricerca sociologica arricchita da interviste rilasciate da eccellenze del settore, sia italiane che internazionali, a diversi livelli di influenza, che si sono felicemente prestate “all’esperimento” raccontando le proprie esperienze nel settore prevenzione/repressione.

 

 

Quali sono le loro tecniche di produzione che ne determinano poi l’elevato tasso di pericolosità per chi ne fa uso?

La progettazione di una “design drug” non tradizionale, non è difforme dal protocollo usato da una multinazionale farmaceutica per la “costruzione di un farmaco tradizionale”. Vengono presi in considerazioni costi, disponibilità delle materie prime da utilizzare, viene definita la sfera di influenza del prodotto ed il target a cui destinarlo.

La parte divergente emerge nel fatto che una società ordinaria ha il dovere prioritario di testare l’efficacia ma soprattutto l’eventuale pericolosità del suo prodotto.

Questa parte nella produzione di NSP viene invece “bypassata” dai “designer” per dedicarsi alla produzione, nel senso stretto del termine, utilizzando materie non certificate, assemblate in laboratori clandestini improvvisati ad alto tasso di mobilità, qualora in quella nazione diventi improvvisamente illegale la sostanza in corso di produzione.

Non sono quindi necessari forti investimenti iniziali, non servono campi, acqua corrente, corrente elettrica industriale, è necessario un garage, una cantina, un retro di negozio ed il gioco è fatto.

Senza scendere in ulteriori tecnicismi, vorrei invece fornire un esempio scolastico di NSP, afferente la c.d. “droga degli Jihadisti”, il Captagon, alla ribalta dopo essere stata rinvenuta nelle abitazioni usate da Salah Abdeslam, membro dei commando degli attacchi terroristici del 13 novembre 2015 e presente nel sangue di Seifeddine Rezgui, autore dell'attentato sulla spiaggia in Tunisia del 26 giugno 2015.

Secondo fonti attendibili entrambi avrebbe agito sotto l'effetto di una variante dell’amfetamina farmaceutica sintetizzata da una società tedesca negli anni 60, utilizzata per oltre 25 anni nel trattamento della depressione e dell’iper-cinetismo infantile, poi vietata in molti paesi (Italia inclusa) a causa dei suoi effetti collaterali.

Questa sostanza ha avuto una marginale diffusione in Europa e nei droga-party dei Paesi del Golfo, fino a quando non è stata “stravolta ed elaborata” dai designer chimici Siriani che hanno iniziato a distribuirla in dosi massicce ai militanti integralisti.

Come nella migliore tradizione delle NSP, viene consumata per via orale e si presenta in forma di comune pastiglia di colore bianco contenente un mix di fenetillina, caffeina ed altre sostanze ancora ignote, dal basso costo (5/20 $) e dal fortissimo effetto “overclock” tale da allontanare i bisogni essenziali di sonno, fame e paura e libera dai freni inibitori.

 

 

Quali sono le sostanze consumate oggi in maniera più diffusa? Cambia il consumo in base all’appartenenza sociale e culturale?

Scorrendo le percentuali citate nei report ufficiali fornite dalla Comunità Europea, circa l’80 % dei rinvenimenti “europei” riguarda la cannabis naturale, seguita da cocaina, amfetamine ed eroina, mentre ecstasy e di smart drugs si attestano in ultima posizione, ma in forte aumento.

Se questi sono numeri certi e confermati, proviamo a complicarci la vita facendo una previsione sui “best sellers” che invaderanno le nostre piazze a breve. Queste NSP, nate in paesi lontani dall'Europa, in contesti distanti dal benessere, per qualità e tenore di vita, dovranno costare poco ed intossicare il più possibile, allontanare i bisogni essenziali, allucinare e disinibire.

Sono droghe destinate a lasciare il segno perché nate e cresciute in zone segnate  da guerra, vera povertà e dalla fame che uccide. Bene, queste sostanze extra low-cost “stanno preparando le valigie” verso l’Europa, promettendo tossicodipendenze a breve termine e senza lieto fine.
Per citare alcune, ricordiamo le più letali sostanze “collaterali”, ovvero droghe low cost che replicano l’effetto della sostanza naturale da cui derivano, o che la imitano negli effetti:

 

Paco (NSP low cost della cocaina anche detta Basuco o Kete) - Potere intossicate 400 volte superiore alla cocaina, viene estratta dagli scarti derivanti dal processo di trasformazione pasta base/coca pura ed è composta da acido cloridrico, ammoniaca, cherosene. Viene tagliata con qualunque sostanza prontamente disponibile (tra cui veleno per topi e polvere di vetro) e si presenta in polvere biancastra o cristalli. I consumatori ne inalano i fumi attraverso l’uso di pipe, costo medio di una dose in Sud America: da 20 centesimi ad un dollaro, fortemente consumata dalla comunità sud-americana in Spagna.

Cobret (NSP low cost dell’eroina) - Alto potere sedante ed ipnotico, genera crisi di astinenza con sintomi addirittura più intensi dell’eroina stessa, viene estratto dagli scarti derivanti dal processo che trasforma l’oppio in eroina. Si presenta in polvere giallo/marrone. I consumatori ne inalano i fumi dopo averla scaldata su stagnole. Costo medio di una dose in Italia 10/15 € è fortemente consumato in Campania, nel napoletano.

Spice (NSP low cost della cannabis presenta con un numero imprecisato di nomi tutti riconducibili alla Cannabis sintetica) - Potere fortemente allucinogeno, sostanza totalmente sintetica è composta da molecole 10 volte più psicoattive del THC, il principio attivo della marijuana, design drugs per eccellenza è stata “progettata” negli anni 90 dal dott. Huffman, pioniere sugli studi dei ricettori cannabinoidi, ed è nata come analgesico sino a quando non è stata “riscoperta” come allucinogeno. Si presenta in forma erbacea. I consumatori la fumano in diverse forme e modi. Costo medio di una dose in Italia 10/15 € è fortemente diffusa in tutto il mondo. Nel 2014 in Russia una partita imperfetta di Spice ha causato 25 vittime e 700 intossicati.

 

Parlando dei canali di distribuzione, quali sono i Cartelli che dominano oggi il mercato della droga? Quella presente oggi sulle piazze italiane da dove arriva?

I cartelli del narcotraffico sono organizzazioni transnazionali che si dedicano alla commercializzazione di una trasversale tipologia di sostanze illecite, supervisionando l’intera filiera dalla produzione al minuto spaccio, stringendo accordi a livello nazionale ed internazionale e coordinandosi nelle operazioni di trasporto e vendita. […]

In realtà, oggi, il termine “cartello” va interpretato come “organizzazione criminale”, formata da produttori (i veri membri del cartello che si avvalgono di logistica/servizi) e gruppi organizzati in grado di fornire ampio e tristissimo ventaglio di attività illecite.

Sempre secondo, l’osservatorio europeo, anche in questo settore, si stanno registrando decisi cambiamenti sulle modalità di approccio e gestione del “trafficking” che, da sempre, sfrutta strategicamente il fattore sociale e geografico.

Il primo fattore si basa sulla vicinanza culturale e linguistica tra i paesi produttori, normalmente in zone economicamente depresse e alcuni paesi maggiormente sviluppati che fungeranno da “provider”, con la funzione di facilitare l’instaurarsi di basi operative, agevolando il flusso di droga.

Il secondo fattore, quello geografico, ha rilevanza strategica nel traffico degli stupefacenti individuando paesi più vicino geograficamente al luogo di produzione, meglio se caratterizzati da una forte instabilità politica, economica e sociale, favoriti dalla corruzione dei vertici delle istituzioni e, di conseguenza, lo sviluppo di imprese criminali, tra i quali quelle interessate al traffico.

Il narcotraffico internazionale è uno degli ambiti privilegiati del mondo criminale globale dove l’Italia continua a rivestire un ruolo fondamentale per posizione e conformazione geografica oltre che per la presenza di qualificate e specializzate associazioni a delinquere (‘ndrine, Cosa Nostra e SCU) uniche, per peso criminale, in grado di cementare accordi con sud-americani per avere l’esclusiva in Europa della cocaina.

La situazione nazionale, riflettendo quella del più ampio contesto mondiale, ha visto instaurare e consolidare un regime di “criminal agreement”, con stabili e funzionali saldature criminali non solo tra le tradizionali consorterie mafiose, ma anche tra queste e altri sodalizi criminali, endogeni e specie stranieri, siano essi produttori o loro rappresentanti ovvero intermediari; al fine sia di massimizzare i narco-profitti, abbattendo soprattutto i costi.

La produzione dei “beni” trattati prodotti e lavorati in Stati diversi da quelli di stoccaggio e di consumo, attraversano svariati Paesi e sono oggetto di una domanda su scala mondiale non solo riproducendo e rafforzando i gruppi criminali coinvolti, ma contribuendo a generare e a estendere il sistema relazionale che ruota attorno ad essi, superando i confini nazionali e sviluppando network criminali transfrontalieri, che gestiscono la produzione, lavorazione, traffico, brokeraggio e spaccio con un sistema di tipo reticolare che sfugge a modelli e modus operandi predefiniti, creando rapporti di cooperazione e sinergie operative tanto fluidi, dinamici e rapidi, quanto insoliti e inaspettati, e quindi insidiosi e pericolosi.

Nel 2016 viviamo in connessione con il Web ed anche lo spaccio sceglie la Rete con delle vere e proprie piazze virtuali dello spaccio, un’analisi interessante che lei fa nel libro…

Come è possibile per un ragazzo di provincia entrare in contatto con una droga tipica degli Slum africani come il Khat? Come si può ricevere una confezione di GHB o di liquid ecstasy direttamente dall’Europa dell’est? Dove si impara a sintetizzare una metanfetamina nel garage di casa? La risposta è tanto ovvia quanto disarmante, perché oggi, la rete internet, il web, sono in grado di fornire risposte calzanti ad ogni tipo di domanda o curiosità.  

Si tratta a tutti gli effetti di “piazze virtuali di spaccio”, luoghi/non luoghi accessibili da chiunque disponga di un dispositivo connesso ad una rete telematica ed una modesta conoscenza informatica, network con la possibilità di scambiare informazioni di vario tipo che vengono utilizzati per spacciare droga utilizzando computer o telefono cellulare.

Che tali strumenti avessero al loro interno un mondo sommerso era cosa nota, ma che si arrivasse ad un utilizzo cosi estremo, nessuno sarebbe riuscito a prevederlo, in realtà è la fantasia dei buonisti ad essere limitata in questo senso, non certo quella dei professionisti che quotidianamente utilizzano le maggiori piattaforme per vendere la droga.

Su un noto social, profili di utenti anonimi hanno creato veri e propri cataloghi di sostanze da vendere agli utenti interessati abbinandola ad hashtag studiati appositamente, in modo da essere facilmente rintracciabili. La contrattazione seguirà poi il suo corso utilizzando altri mezzi di comunicazione moderni, da whatsapp agli altri social.

Il professor Neil Mc-Keganey, fondatore del Centre for Drug Misuse Research a Glasgow, ha recentemente dichiarato «Ho impiegato dieci secondi a trovare offerte per la vendita di droga su un social» aggiungendo i seguenti hashtag #drugs #forsale.

Ogni social, opportunamente interpretato, utilizzando in maniera massiva la sua natura di “connecting people” permette “scambi” veloci ed un perfetto mimetismo, determinato da messaggi cifrati e appuntamenti che vengono fissati direttamente attraverso il network”.

Salendo di livello è opportuno dedicare qualche riga ai “Black market” versione aggiornata del mercato nero, dove si sviluppa il maggior commercio clandestino di beni ed il cui scambio è normalmente regolamentato o vietato da politiche di limitazione e controllo..

“Sacro graal” dei “black market” è/è stato SILK ROAD aperto/chiuso diverse volte e definito da molti appassionati “l’Amazon delle droghe”, un sito di e-commerce attraverso il quale accedere ad un ampio catalogo di sostanze illecite, posizionato in quello comunemente definito deep web, 550 miliardi di pagine “occultate” a fronte dei 2 miliardi “in chiaro” di Google.

Ma in un commercio garante dell'anonimato, come è possibile procedere ai pagamenti? E’ possibile farlo con i Bit-coin una moneta creata per garantire l'anonimato delle transazioni e il regolamento istantaneo delle commissioni, il cui valore aggiunto è la mancanza di un controllo da parte di una qualunque autorità governativa.

Un mercato virtuale che si muove su transazioni anonime, onorate con denaro “inventato” ma che serve a comprare droga “vera” da consumare o rivendere e armi “vere” da usare nel mondo “reale”.

Per contrastare il mercato delle nuove sostanza psicotrope che possono realmente mettere a rischio la vita di generazioni, quali modelli di riferimento virtuosi, se ci sono, l’Italia potrebbe seguire?

La domanda che mi porge è complessa ed affascinate perché sottende mille repliche, tra queste mille vorrei fornire la mia risposta: in ambito lavorativo, provare a fornire il massimo apporto possibile, dal punto di vista strettamente personale... scrivere un libro!

Non saprei dire con certezza se quelli esposti siano modelli di riferimento “virtuosi” anche a fronte di una lotta così sfaccettata, certamente mi ha permesso di avvicinarmi/avvicinare un mondo variegato ed incuriosito.

Con ragionevole certezza posso affermare di aver trasmesso un curiosità palpabile, tutte le persone intervenute alle presentazioni ed ai dibattiti hanno voluto e …talvolta preteso informazioni ed approfondimenti, minori e genitori, docenti, politici sono risultati consapevoli del fatto che dovranno necessariamente confrontarsi con sostanze, ad oggi parzialmente sconosciute negli effetti e nelle cronicità, che bussano alla porta e sottenderanno a tossicodipendenze aggressive e complesse.

Questo libro mi ha permesso e spero permetterà di uscire da molti luoghi comuni ed offrire nuovi spunti di discussione e aprire nuove piste da seguire a chi, in futuro, vorrà occuparsene.

Vorrei concludere citando un passaggio dell’intervista del dott. Roberto SBRANA, che ha speso buona parte della sua vita tra ambulatori, carceri e aule di Tribunale, il quale riferendosi alla tossicodipendenza ha affermato “…vorrei evitare di parlare di cronicità, perché tale termine impedisce di uscire dall’uso di sostanze per chi ne vuole uscire. Mille fallimenti, in un trattamento, non significano “cronicità” significano soltanto mille fallimenti. Curare chi usa sostanze necessita di tolleranza alle frustrazioni, capacità di uscire dai luoghi comuni, fiducia nel paziente ed un po’ anche in se stessi.”

 

Intervista di Giuseppe Cantelmi

giuseppe@enecta.com

 

 

 

Tags:
Leave a comment

Please note, comments must be approved before they are published