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Cinque tra i più famosi scienziati nel mondo della Cannabis

  Sono tanti gli scienziati, i ricercatori e gli studiosi che hanno legato e continuano a farlo, il proprio lavoro e la propria vita al mondo della Cannabis, sp

October 07, 2016
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Sono tanti gli scienziati, i ricercatori e gli studiosi che hanno legato e continuano a farlo, il proprio lavoro e la propria vita al mondo della Cannabis, spesso con risultati incredibili.

Il nostro viaggio virtuale nella storia non può che cominciare da Rapahel Mechoulam, biologo e chimico israeliano, colui che ha scoperto e sintentizzato nel 1964 il tetraidroccabinolo, il THC, il maggiore principio attivo della Cannabis. Oggi Mechoulam, 86 anni, vive a Gerusalemme ed è stato autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche. In un’intervista di Mario Catania Mechoulam dice: “Molto probabilmente la cannabis terapeutica con vari rapporti di CBD/THC sarà una soluzione valida per molto tempo. Anche varietà mediche con terpeni meglio definiti diventeranno prodotti commerciali. Parallelamente anche il CBD puro sarà sul mercato e poco dopo composti sintetici di CBD saranno introdotti dalle compagnie farmaceutiche e probabilmente anche agonisti sintetici dei recettori CB2, che non si legano ai recettori CB1 e quindi non sono psicoattivi, ma hanno un effetto potente sui recettori CB2”.

Mechoulam è stato professore di chimica all’Università Ebraica di Gerusalemme contribuendo con il suo team all’individuazione del CBD e del cannabigerolo (CBG) e di molte altre molecole presenti nella Cannabis.

Nel 1999 l’International Cannabinoid Research ha istituito in onore del professore il “Raphael Mechoulam Annual Award in Cannabinoid Research”.

 

Goffrey Guy è il presidente della GW Pharmaceuticals, ed ha condotto con il suo team uno studio dai risultati molto interessanti che testimoniano come il CBD possa aiutare a combattere l’epilessia. Il caso più noto rimbalzato sui media è quello di Zaki Jackson, un bambino di 5 anni che aveva fino a 200 crisi epilettiche al giorno a causa di una rara forma di epilessia, solo grazie alla Cannabis è riuscito a riavere una vita normale. Il caso fu talmente eclatante che il governatore del New Jersey, dove Zaki vive con la sua famiglia,  cambiò la legge sulla cannabis terapeutica dello Stato. Uno studio retrospettivo pubblicato su Seizure dimostra come il 90% dei bambini a cui è stata somministrata cannabis ad alto valore di CBD, hanno avuto una diminuzione di frequenza ed intensità delle crisi epilettiche.

 

Una citazione merita l’italiano Fabrizio Cinquini, il dottore che si convertì alla Cannabis durante il servizio militare in cui operava nel settore sanitario. Durante la sua permanenza all’Aeronautica in Sardegna curò con la canapa indiana una ragazza anoressica che riacquistò un regime alimentare sano guarendo dalla patologia. Cinquini a 34 anni contrasse l’epatite C e si auto curò con la Cannabis.

In una dichiarazione a Repubblica disse “Dopo diciotto mesi di chemio era senza forze. Ho messo a punto una terapia nutrizionale a base di canapa, aloe e papaia. Ebbe successo: il peso tornò, i miei anticorpi salirono”.

Cinquini è salito all’onore delle cronache auto denunciandosi per testimoniare la sua esperienza contro il proibizionismo. Il dottor Cannabis, come fu ribattezzato dalla stampa, ha fondato associazioni ed ha contribuito a portare avanti in Toscana il progetto della produzione terapeutica attraverso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

 

Uno studioso da citare è il giovane ricercatore Yankel Gebet che con il suo team ha condotto una ricerca con cui ha dimostrate le proprietà benefiche del CBD sulle ossa. Il CBD supporterebbe le nostre fratture a guarire più velocemente e a rafforzare le ossa più forti di quanto non fossero prima. Sarebbe questo il risultato che emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Tel Aviv University e Università Ebraica pubblicato sul Journal of Bone e su il Mineral Research.

“Abbiamo scoperto – afferma Gabet -  che il CBD da solo rende le ossa più forti durante la guarigione, migliorando la maturazione della matrice di collagene, che fornisce la base per la nuova mineralizzazione del tessuto osseo".

 

Chiudiamo le nostre citazioni tra i ricercatori e studiosi che hanno legato gran parte del proprio lavoro e quindi della propria vita alla Cannabis con Mark Ware con la pubblicazione sul Journal of Pain di uno studio sul dolore cronico non causato dal cancro.
Uno studio durato più di un anno nel quale sono stati seguiti oltre quattrocento pazienti suddivisi in due gruppi, un gruppo Cannabis ed un gruppo formato da pazienti provenienti da cliniche canadesi. Al primo gruppo di pazienti era somministrata una dose giornaliera media di 2,5 grammi di cannabis standardizzata con THC al 12,5 %.

“Questo è il primo e più grande studio mai condotto sulla sicurezza a lungo termine del consumo di Cannabis medica da parte di pazienti affetti da dolore cronico” ha commentato il dott. Ware. Steph Shere, direttore di Americans for Safe Acces, associazione americana che si impegna sugli aspetti legali e scientifici della cannabis medica “La ricerca del dottor Ware ci aiuta a documentare clinicamente il profilo di sicurezza della cannabis medica, un tema molto sentito nella sanità pubblica americana”.

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